Il problema.
In Italia solo il 9% degli agricoltori ha adottato pratiche di carbon farming, non per mancanza di volontà ma per barriere concrete: costi di implementazione elevati, complessità burocratiche, ridotte dimensioni aziendali e assenza di sistemi di certificazione e supporto tecnico (Osservatorio Smart AgriFood, Politecnico di Milano). Il risultato è che ogni anno migliaia di ettari di vigneti biologici pugliesi assorbono tonnellate di CO2 dall'atmosfera senza generare alcun ritorno economico per chi li coltiva. Nel comparto agricolo italiano, il vitivinicolo rappresenta oggi solo l'1% delle iniziative di carbon farming attive: un segmento enorme e ancora completamente scoperto.
La soluzione
Furese trasforma la misurazione del carbonio agricolo in un ricavo concreto, in tre passaggi. Misuriamo scientificamente il carbonio del suolo tramite un sistema di monitoraggio sviluppato in-house (sensori IoT e software proprietario), incrociato con dati satellitari e una baseline locale. Certifichiamo ex ante, ricostruendo il carbonio sequestrato tra T-1 e T0: valorizziamo così anche le pratiche biologiche già adottate dall'agricoltore, non solo gli interventi futuri. Aggreghiamo più aziende agricole per raggiungere la massa critica richiesta dal mercato del carbon farming, abilitando certificazione e vendita grazie a partner specializzati.
Il modello di business
Furese opera con un approccio B2B2B: non ci rivolgiamo alla singola azienda agricola, ma ci interfacciamo prima con consorzi, cooperative vitivinicole e cantine sociali, che aggregano già i produttori e risolvono strutturalmente il problema delle piccole dimensioni aziendali. Attorno a questo canale collaboriamo con enti certificatori e società di audit per la verifica indipendente dei dati, e con società di trading per collocare i crediti sul mercato volontario del carbonio. I ricavi si articolano su tre livelli: una setup fee una tantum (250€ + 50€/ha) per fornitura e installazione dei sensori e baseline assessment iniziale; una subscription fee (10€/ha/anno) per monitoraggio satellitare, gestione amministrativa e certificazione di gruppo; una transaction fee del 30% sui crediti di carbonio venduti, con il restante 70% che resta all'azienda agricola.
Il mercato
Il mercato italiano del carbon farming dalle colture vale 372 milioni di euro (TAM); ristretto ai soli vigneti, 52 milioni di euro (SAM), con un CAGR previsto del 10,7% al 2031, trainato dalla maturazione del nuovo framework normativo europeo CRCF (Carbon Removals and Carbon Farming Regulation), che sta armonizzando gli standard di certificazione del mercato volontario del carbonio. La nostra quota raggiungibile nei primi tre anni sui vigneti biologici pugliesi è stimata in 500 mila euro (SOM).
Perché noi
A differenza dei competitor attivi in Italia come Radica, Soil Capital, Agreena, Klim; Furese è l'unica piattaforma verticalizzata specificamente sul vigneto, con monitoraggio IoT sviluppato in-house e un modello di certificazione ex ante che valorizza anche le pratiche biologiche già in essere, non solo le azioni future. Il nostro proof of concept modella già la crescita del vigneto giorno per giorno — stadio fenologico, stress idrico, umidità del suolo calcolando in tempo reale carbonio sequestrato e ricavi potenziali.
Il team
Francesca Ardito, CEO, PhD Student in Sustainable Land Management e imprenditrice agricola biologica; Lorenzo Anelli, CTO, ingegnere delle telecomunicazioni specializzato in IoT e remote sensing; Matteo Muci, CMO, business developer con focus su go-to-market e crescita. Un team che unisce competenza agronomica diretta, capacità tecnologica e visione commerciale, radicato nel territorio pugliese che vogliamo trasformare per primi.