MyVoice

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Provaglio d'Iseo, Lombardia

Cosa è
MyVoice?

MyVoice AI aiuta persone con difficoltà comunicative a costruire frasi e farsi comprendere, offrendo a famiglie, professionisti e istituzioni uno strumento personalizzabile, coordinato e migliorabile attraverso dati protetti.

In dettaglio

Il progetto nasce da un bisogno familiare concreto: aiutare una persona con difficoltà comunicative a esprimere richieste, pensieri e desideri nelle situazioni di tutti i giorni. L’obiettivo è offrire uno strumento semplice e riconoscibile, che possa accompagnare l’utente a casa, a scuola, durante le attività educative o terapeutiche e nei momenti in cui comunicare diventa più difficile.

La base è quella della Comunicazione Aumentativa e Alternativa. La persona costruisce la frase attraverso un percorso guidato, scegliendo soggetto, verbo, categoria e oggetto, e può poi farla leggere ad alta voce. Il vocabolario può essere adattato utilizzando parole, immagini, fotografie, emoji ed espressioni personali, così da rispecchiare il modo di comunicare e la vita quotidiana di ciascun utente.

Sono già disponibili la costruzione guidata della frase, la lettura vocale, un traduttore semplificato, le frasi rapide, la gestione delle parole personalizzate, l’associazione di immagini ed emoji e le principali impostazioni di accessibilità, compreso il tempo di silenzio configurabile.

L’intelligenza artificiale viene pensata come un aiuto, non come una sostituzione della persona. Dovrà imparare progressivamente a riconoscere la voce o i vocalizzi dell’utente, proporre interpretazioni coerenti e suggerire formulazioni più comprensibili senza modificarne l’intenzione. Le funzioni più avanzate, come il riconoscimento della voce personale, il voice gate e i suggerimenti intelligenti, devono ancora essere consolidate e validate.

È prevista anche la possibilità di fotografare o caricare un documento, una comunicazione o un’immagine per ottenerne la lettura e una spiegazione più semplice. Questa funzione potrà essere utile per comprendere lettere, moduli, messaggi e situazioni incontrate nella vita reale, ma rappresenta ancora uno sviluppo programmato.

Lo strumento non è pensato soltanto per chi lo utilizza direttamente. Familiari, educatori, insegnanti, terapisti, cooperative, scuole e servizi assistenziali potranno lavorare su una base comune, evitando che vocabolari, modalità di comunicazione e materiali cambino completamente da un contesto all’altro. Una maggiore continuità tra casa, scuola e attività educative può rendere l’esperienza più semplice sia per l’utente sia per chi lo accompagna.

In futuro, con autorizzazioni e livelli di accesso adeguati, sarà possibile osservare quali parole e categorie vengono utilizzate più spesso, quali situazioni generano maggiori difficoltà e quali strumenti risultano realmente utili. Per scuole, cooperative e servizi territoriali, dati aggregati e anonimizzati potrebbero aiutare a organizzare meglio materiali, attività e risorse.

La raccolta delle informazioni dovrà essere progettata con particolare attenzione alla privacy. I dati individuali dovranno rimanere sotto il controllo dell’utente o di chi ne esercita legittimamente la tutela, essere accessibili soltanto alle persone autorizzate e non diventare uno strumento di sorveglianza. Gli eventuali dati utilizzati per migliorare il servizio o supportare le organizzazioni dovranno essere ridotti al minimo e, quando possibile, aggregati o anonimizzati.

Il modello economico potrà comprendere una versione dedicata alle famiglie, servizi avanzati in abbonamento e licenze per scuole, cooperative, centri e altre organizzazioni. Potrà essere valutata anche una forma di pubblicità non invasiva, basata su suggerimenti contestuali e pertinenti rispetto a ciò che l’utente ha appena richiesto.

Ad esempio, dopo una richiesta relativa a un’attività, a un prodotto o a un luogo, il sistema potrebbe mostrare separatamente un servizio o una soluzione utile nelle vicinanze. Il suggerimento dovrà essere facoltativo, chiaramente indicato come sponsorizzato e mai inserito all’interno della frase costruita dall’utente o presentato come sua scelta.

Questa possibilità non dovrà basarsi sulla diagnosi, sulla disabilità o sulla creazione di profili pubblicitari sanitari. La comunicazione principale dovrà rimanere priva di interruzioni e ogni forma di suggerimento commerciale dovrà poter essere disattivata dall’utente, dalla famiglia o dalla struttura. Per i minori e per le persone che necessitano di tutela saranno indispensabili controlli specifici e il consenso del soggetto responsabile. Potranno inoltre essere offerte versioni completamente prive di pubblicità.

L’idea è sostenuta da un’esperienza diretta e da competenze educative professionali. Nel percorso è coinvolta un’educatrice che ha lavorato con persone con disabilità e possiede oltre dieci anni di esperienza nella scuola dell’infanzia. Gli specialisti che seguono il bisogno da cui il progetto è nato potranno essere coinvolti nella futura validazione, senza presentare come già formalizzate collaborazioni che devono ancora essere definite.

Non si tratta ancora di una soluzione clinicamente validata e non sostituisce educatori, terapisti o professionisti sanitari. Esiste però una base applicativa funzionante che può essere mostrata, provata e migliorata con utenti, famiglie e operatori. Questo permette di iniziare la validazione partendo da flussi reali, invece che da una semplice idea.

Le prossime attività riguarderanno soprattutto l’affidabilità del riconoscimento vocale, le funzioni AI, la protezione dei dati, l’esperienza su tablet, il coinvolgimento degli specialisti e la sperimentazione in contesti quotidiani.

L’obiettivo è unire la semplicità della Comunicazione Aumentativa Alternativa classica con un supporto intelligente, prudente e personale, utile non soltanto alla persona ma anche alla rete familiare, educativa e assistenziale che la accompagna.

La mia voce, ogni giorno.

Cordiali saluti

Silvia Guerini

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